Presentazione della Fondazione Prof. Paolo Michele Erede
del Dott. Edoardo Guglielmino
Medico e Scrittore
Semantica storico filosofica del Prof. Paolo Michele Erede
Discorso tenuto il 23 Marzo 2006, giorno dell'inaugurazione
Un ricordo commosso va al Prof. Ugo Erede, primario
ostetrico ginecologo, che fu Presidente della SO.CREM in anni lontani.
Di lui ricordiamo oltre alla scienza chirurgica, la
profonda dirittura morale e il laicismo intemerato, valori che trasfuse nel
figlio Paolo che recentemente ci ha lasciato.
Il Prof. Dott. Paolo Erede, figlio di Ugo e Anita
Capocaccia, di antica e nobile famiglia genovese, nacque a Genova l’11 gennaio
1930; si laureò “cum laude” nella nostra Università il 9 novembre 1954.
Conseguì la specialità in Igiene nel 1961.
Successivamente la specialità in Tecnica Ospedaliera nel 1966, la libera
docenza in Patologia generale a Roma nel 1963, a riconoscimento di una folta
messe di lavori scientifici.
Componente del Comitato scientifico della SO.CREM genovese,
gli si devono importanti pagine di filosofia, scienza ed esoterismo.
Egli, fra l’altro, movendo da una frase di Schopenauer:
“Se c’è rapporto tra il fuoco e l’amore, è che il fuoco illumina tutto
ciò che tocca; poi lo brucia e lo riduce in cenere” stabilisce un nesso tra
il rito cremazionistico e i più profondi valori dell’animo umano.
Con profonda conoscenza e indagine intellettuale, Paolo
Erede sembrò parlarci in un mattino di primavera con storica saggezza, alle
soglie della cremazione delle sue spoglie.
“Il fuoco è energia, generatore di energia, espressione
di vita e di morte, di creazione e di annientamento”.
Simbolo del dualismo degli opposti; il fuoco alfa e omega.
Il fuoco della civiltà, il fuoco della trasformazione
della materia, nella guerra sì, ma soprattutto nella pace.
Il confine tra la civiltà dell’uomo, il mondo profano,
il sacro, ispiratore di uomini, di rappresentazioni artistiche, simbolo
dell’unità tribale o di popoli.
Il fuoco degli Egizi, degli Etruschi, dei Greci, dei
Romani, dei templari, degli alchimisti, degli scienziati.
La storia dell’uomo e della sua evoluzione è
indissociabile dal fuoco, la civiltà si sviluppa intorno alla sua utilizzazione
a partire dal fuoco “rubato” dall’uomo all’universo della natura.
Nella leggenda il fuoco è stato rubato agli Dei da
Prometeo con l’intento benefico di liberare gli uomini, ignudi e inermi,
donando loro contro il volere di Giove che lo punisce facendolo imprigionare,
luce, fuoco, saggezza e sapienza.
Il fuoco per gli uomini primitivi è Fuoco Celeste e Sole
(mitologicamente sinonimi) e viene deificato; nella forza solare viene venerata
la grande forza generatrice della natura.
Nel pensiero dei filosofi e degli scienziati il fuoco è
concepito come l’origine ed il principio regolatore dell’universo.
Quando il fuoco si spegne il cosmo si forma: come prima
cosa, la parte meno sottile di esso rapprendendosi diventa terra, quindi la
terra allentata dall’azione del fuoco dà, per natura, origine all’acqua e
l’acqua evaporando si fa aria: alla fine del ciclo, il cosmo e tutti i corpi
si dissolvono nella conflagrazione universale.
La ricerca filosofica di Paolo Erede
La ricerca filosofica è fondamentale nel pensiero di Paolo
Erede.
Egli afferma che l’uomo, da sempre situato
nell’intersezione spazio-tempo, ha conosciuto varie forme di rapporto con
l’ambiente naturale e sociale.
Lo spazio naturale a una dimensione: linea (la preistoria).
Lo spazio concentrico a due dimensioni: la superficie
(insediamento agricolo).
Lo spazio polinucleare a tre dimensioni: il volume
(insediamento industriale).
Lo spazio-tempo a quattro dimensioni: mondo
ipertecnicizzato.
L’uomo ha tentato, nel corso della sua storia, di crearsi
un “cosmo” in cui svilupparsi con una certa razionalità; il paradosso del
mondo attuale è di aver consentito all’uomo di raggiungere, attraverso
l’inventiva, la volontà e le ricerche, una potenza un tempo impossibile ed
inaccessibile, ma contemporaneamente di essere caduto in uno stato di maggiore
vulnerabilità.
La vulnerabilità deriva dall’improprio rapporto
spazio-tempo, dall’aumento dell’artificiale rispetto al naturale, dalla
modificazione dei bio-ritmi, dalla riduzione progressiva dello spazio fruibile
in relazione all’incremento demografico ed ai conseguenti insediamenti
abitativi e produttivi ed infine dal massiccio assoggettamento della natura
all’uomo.
Singolare la sua concezione secondo la quale la progressiva
tendenza alla integrazione ed alla omogeneità della comunità planetaria induce
crisi di identità di nazioni e di popoli con la conseguenza di una
esasperazione reattiva delle caratteristiche delle tradizioni culturali delle
società così come dei singoli individui.
Il peso della storia del sé, il peso della storia del
contesto a fronte della progressiva denaturazione del “mondo” in cui ci si
sviluppa, si vive e si è in relazione, i continui mutamenti dell’ambiente, la
cui frequenza diviene sempre più motivo di disadattamento per i ritmi d vita
psichica e fisica degli individui e quindi della società, portano alle più
clamorose contraddizioni da cui derivano le sempre maggiori difficoltà a
realizzare uno sviluppo razionale basato sulla capacità e sulle possibilità di
programmare con un vasto margine di compatibilità con l’esistente. Il vortice
cambiamentale è la “sabbia mobile” su cui poggiano i programmi.
Paolo Erede rivela la continua espansione delle società
multietniche, ma quando culture differenti sono messe a contatto, avvengono
sempre reciproche sensibilizzazioni. Esse inducono a “scontro-rifiuto” o a
“incontro-accettazione”; nel primo caso possono verificarsi conflitti talora
violenti sia sul piano collettivo sia su quello individuale determinati da
reciproca diffidenza, non conoscenza e timori di “contaminazione” che
snaturi l’originalità etnico-culturale, nel secondo caso – talvolta
impercettibilmente e molto lentamente – si va, consciamente o inconsciamente,
incontro ad assimilazioni selezionate secondo il grado di plausibilità (vedi
nelle arti, nell’artigianato, nei rapporti con la natura, nelle abitudini di
vita: alimentazione, abbigliamento, ecc. …), mentre al contrario restano
impermeabili concezioni religiose e filosofiche e tradizionalismi così
esasperati da creare barriere insormontabili all’integrazione, anche se tali
non appaiono in superficie per esigenze di convenienza.
La società multietnica sempre più si diffonde, anche se
in molti casi oggi si assiste all’apparente contraddizione della volontà di
etnie di riappropriarsi di territori, di ristabilire confini, di riscoprire
patrie, di conservare e sviluppare tradizioni, il che peraltro non contrasta con
progetti federativi motivati da necessità economico-produttive e dalla necessità
dell’interscambio e della distribuzione delle risorse
La frontiera dei Diritti umani si è notevolmente allargata
e riguarda movimenti e fatti nuovi, inimmaginabili addirittura qualche anno fa,
per costruire nuovi spazi di libertà nel tempo in cui i rapporti
economici-politici-sociali possono creare nuove condizioni di illiberalità.
Fra questi nuovi diritti sono da evidenziare, secondo
Erede:
il diritto alla diversità, i diritti delle donne, il
diritto alla privacy, il diritto all’informazione e al sapere, i diritti
ecologici, il diritto alla tutela della salute, il diritto alla difesa del
patrimonio genetico, il diritto alla partecipazione e al controllo delle
decisioni, il diritto alla giustizia, il diritto all’obiezione di coscienza,
il diritto di asilo, il diritto all’uso del proprio tempo, il diritto al
controllo della produzione e del commercio, il diritto dei viventi non umani, il
diritto alla buona morte.
Nel pensiero di Paolo Erede non manca l’attenzione al
problema educativo.
Ogni progetto educativo, ogni discorso educativo porta con
sé un’immagine dell’uomo, una visione dell’uomo.
Non si finisce mai di diventare uomo e perciò occorre
preparare l’uomo attraverso l’educazione permanente. Il concetto di
educazione permanente ha in sé tentazioni rivoluzionarie.
L’educazione permanente non può e non deve divenire mai
fattore di condizionamento, ma deve tradursi in fattore di crescita culturale
– informativa e comportamentale – e per il medico anche e soprattutto in
conoscenza dell’”unicità umana” nella molteplicità dei modi di essere e
di esistere.
Anche il mito è stato studiato ed interpretato dal Nostro.
Esso viene definito un discorso simbolico-fantastico, in un linguaggio
immaginario, a valenza psicologica, ispirato a fatti reali, ma non verificabili
nella realtà. E’ un messaggio trasmesso per generazioni e situato in un
determinato periodo storico, il tempo dei miti.
L’avvento recente della psicologia e della psicoanalisi,
lungi dal destabilizzare il mondo dei miti, mostra una interessante concordanza
nell’interpretazione del fenomeno mitico.
La separazione conscio-inconscio, specialmente nella
concezione Junghiana, rende più leggibile il mondo dei miti; infatti,
l’inconscio riserva infinita dei pensieri passati e futuri, intimi e
collettivi, è la materia prima del pensiero mitico che libera la fantasia e
stimola la creatività (vedi l’ispirazione artistica).
Diviene fattore mitogeno il mondo infinito delle pulsioni,
delle sensazioni, dei sentimenti, dei pensieri e le due pulsioni principali
dell’uomo, la paura e il suo antidoto, la speranza, sono parte di tutti i
miti.
Secondo Erede dal segno si libera l’immaginazione, la
fantasia, tratti e lunghe linee si disperdono e si riaggregano a dare un
significato di forma a ciò che forma non ha, espressione non voluta e non
cercata di un pensiero, di una ipotesi, o frutto di una osservazione
introspettiva così come di una visone strutturale della materia, della natura,
della vita.
Tessuto di linee, tessuto di idee, segni lanciati nello
spazio a creare immagini liberatorie, nel passaggio dal nucleo solido della
realtà alle molecole rarefatte dell’utopia in un disegno sempre più sfumato,
appena percettibile, che si allontana nel tempo e ritorna con tratti più
pronunciati via via che si riavvicina al nucleo con movimento a spirale.
All’inizio del secolo XX due concezioni –
diametralmente opposte – della società venivano ipotizzate da William Stern e
da Gustave Le Bon; il primo sosteneva che il XX secolo sarebbe stato il secolo
dell’individuo, il secondo sosteneva che sarebbe stato il secolo delle
“masse”.
Le due concezioni in fasi alterne si sono susseguite, ma
certamente con una prevalenza della seconda attuata per l’impulso conferito
dalla Rivoluzione d’Ottobre.
Attualmente sia all’ovest sia all’est acquista tutta la
sua importanza il valore di individuo e particolarmente dopo l’anno
celebrativo della Rivoluzione Francese questo termine riprende significato su
vasta scala.
Infatti si riesamina l’iter che ha condotto alla
dichiarazione dei “diritti dell’uomo” partendo dal movimento illuminista
– per lungo tempo trascurato – che già nel 1984 nelle celebrazioni del
bicentenario della morte di Diderot aveva suscitato nuovo interesse.
D’altra parte, culture differenti – ispirate ad opposte
ideologie sociali, comportamentali, etiche – avevano relegato il discorso
illuminista in angoli della “Patria” e di alcuni pochi salotti.
Razionalismo, autonomia del pensiero, fuga dai dogmi, libera circolazione delle
idee, valori individuali per eccellenza opponevano necessariamente il concetto
di individuo “incoercibile” a quello di massa “coercibile”.
Inestricabilmente collegata al concetto di individuo è la
stima di “Sé” che costituisce il presupposto fondamentale dell’azione;
infatti chi non ha stima di “Sé” diventa inevitabilmente apatico.
La convinzione del proprio valore è il fattore base
dell’azione umana perché riassume tutto lo sviluppo dell’io e rappresenta
l’antidoto verso la “rinuncia” ed il “complesso di delega” che conduce
facilmente all’assunzione del ruolo di “automi”.
Nel pensiero di Paolo Erede troviamo anche un profondo
interesse per elementi esoterici e rapporti fra filosofia e scienza. Il fuoco in
particolare è al centro della sua speculazione. La Fenice (ossia l’anima) si
riduce in cenere e dalla cenere risorge.
L’incitamento alla contemplazione brucia l’anima
profana determinandone desiderio di emulazione.
In tutti i poemi il Graal provoca il banchetto dei
cavalieri con vivande che sono per eccellenza luce divenuta cibo e cibo divenuto
luce.
Il nostro autore rileva come molti studiosi si siano
occupati del fuoco; come Bachelard con la sua importante opera “La psicanalisi
del fuoco”, Frazer J. G. con “Miti sull’origine del fuoco”, Levi-Strauss
C. con “Le cru et le cuit”, Jung G. con “I simboli della trasformazione”
e “Psicologia e alchimia”.
“Nel fuoco vivono i demoni ma rinasce la Fenice, il fuoco
è la fiamma dell’inferno ma anche l’aureola del santo.
C’è il fuoco che è morte ma anche il fuoco che è
vita”.
A conclusione di questo excursus trascrivo qui fedelmente
il pensiero di Paolo Erede a proposito della vicenda di Galileo Galilei, che si
ascrive al suo profondo richiamo verso le problematiche collegate ai rapporti
fra scienza e fede.
“Galileo scienziato massimo, perseguitato a causa
dell’intolleranza e dell’oscurantismo della religione?”
Per obiettività occorre dire che il processo a Galileo non
si è svolto nel clima di terrore inquisitoriale che si è voluto immaginare e
che si è accreditato.
Galileo ha beneficiato dell’indulgenza, se non
dell’appoggio, di numerose personalità ecclesiastiche nonché di Papa Urbano
VIII – suo estimatore – che sempre lo ha protetto.
In “Vita di Galileo” di Bertolt Brecht il Papa risponde
all’Inquisitore: “Ma insomma, quell’uomo è il più grande fisico dei
nostri tempi, è il luminare d’Italia, non un arruffone qualunque! Ha degli
amici potenti. Che diranno a Versailles? E alla corte di Vienna? Che la Chiesa
è diventata un ricettacolo di marci pregiudizi! Non lo toccate!”
Bisognava separare il campo della Fede da quello
dell’esperienza.
Ciò che si è rivoltato contro Galileo è stata la
mentalità formata nei secoli dalla Chiesa Romana e assimilata dalle coscienze.
Galileo ha posto la questione dell’autonomia della
ragione e della ricerca: dare il giusto posto alla ragione umana, distinguere il
suo campo da quello della Fede, ma nello stesso tempo intrattenere i necessari
rapporti tra Chiesa e Scienza.
Il pensiero ricorrente di Galileo è stata la difesa della
Scienza senza offendere la Fede.
Galileo cercava il dialogo con la Chiesa e cercava di far
comprendere alla Chiesa l’importanza delle nuove conoscenze della natura.
Respingere aprioristicamente inconfutabili dimostrazioni
della realtà danneggiava l’immagine della Chiesa stessa.
L’esasperazione del conflitto Fede-Scienza segnava
inesorabilmente il tramonto del potere dogmatico della Chiesa, il suo crescente
isolamento culturale in Europa e la reazione della Controriforma – tramite
l’Inquisizione – sempre meno efficace, sempre più contraddittoria.
Tutti i periodi del Rinascimento hanno segnato la
progressiva liberazione dell’uomo dallo stato di sudditanza culturale
rappresentato dai Dogmi della Chiesa.
Galileo scienziato è stato maestro di tolleranza, non
criticava le posizioni della Chiesa e le rispettava pur non condividendole.
Infatti Galileo mai è stato contro la Chiesa e Bertolt
Brech - in un commento al proprio lavoro di teatro – sosteneva che “Vita di
Galileo” non era destinato ad attaccare la Chiesa Cattolica.
Parecchi dei personaggi che compaiono nel dramma portano
l’abito ecclesiastrico.
Il dramma – secondo Bertolt Brecht – non intende
nemmeno gridare alla Chiesa: “Via le mani dalla Scienza!” “La Scienza
moderna è una figlia legittima della Chiesa, che si è emancipata e ribellata
alla madre”-.
Il processo di Galileo lascia aperti alcuni interrogativi:
processo all’uomo Galileo e processo alla Scienza? O entrambi? E perché no
processo politico?
Anche di questo processo non si conosce sulla se non le
conclusioni, nulla si sa dell’iter processuale, non si hanno documenti al
riguardo sebbene il processo sia durato mesi.
Un pensiero variegato e profondo, quello del Nostro Paolo
Erede, che tocca tutti i temi e le problematiche che si è posto storicamente
l’uomo.
Dott. Edoardo Guglielmino
Ha frequentato il
Liceo D’Oria
Medico Specialista
di Medicina Generale e di Ostetricia e Ginecologia (allievo del Prof. Ugo Erede
– Padre di Paolo)
Consigliere
Comunale
Assessore del
Comune di Genova dal 1976 al 1985
Autore di diverse
pubblicazioni scientifiche e numerosi libri di narrativa
Scrittore
Dall’esperienza di medico –
esercitata per più di 50 anni nel centro storico genovese – e di uomo, ha
saputo descrivere con estrema delicatezza la personalità e la psicologia di
tutti i suoi numerosi ed interessanti personaggi, sapendo cogliere anche il
tempo in cui un uomo vive momenti con amici o nemici oppure è solo con se
stesso o solo con gli altri.
Dott.ssa Franca Erede Dürst, Presidente